Non puoi fare le cose in modo sacro se sono un mezzo per un fine, se questo momento è un mezzo per un fine. L’azione sacra implica che sei completamente presente in quell’azione e che gli dai la tua completa attenzione; onori quest’adesso.
Questo non significa che diventerai estremamente lento d’ora in avanti.

Ogni tanto mentre questa nuova cosa entra nella tua vita, da solo in camera potresti allenarti. Per esempio potresti, con lentezza, prendere qualcosa senza rendere questo gesto un mezzo per un fine; prendere una penna, un oggetto, la mano si muove verso di essa, la prendi e neanche questo movimento è un mezzo per un fine; la guardi e la lasci essere così completamente, che le etichette non sono necessarie nella mente. È semplice presenza, lo spazio della presenza nella quale appare, sei tu; e la metti giù, quindi hai compiuto un’azione nello spazio della presenza, ed è sacro.
All’inizio potresti rallentare qua e là e poi gradualmente ritorni, non alla velocità normale, perché la velocità normale è un po’ da pazzi, ma puoi fare le cose in maniera naturale, un flusso naturale nel fare. Se la situazione lo richiede, il flusso dell’azione può essere rapido e rimani comunque presente in ogni movimento, anche mentre corri. Sei presente in ogni movimento, non cerchi di raggiungere una proiezione mentale di te laggiù dove vorresti arrivare. Correre senza la proiezione mentale di me stesso laggiù, solo me stesso qui. Movimento, energia che si muove, bello! Ed è un correre di migliore qualità.

Quando vivi in questo stato di non resistenza senza avere un me personalizzato che ha bisogno, vuole, pretende e resiste, che ostruisce il flusso, la vita diventa una cosa sacra; lo è sempre stata, ma non lo sapevamo.

Il testo è soltanto la trascrizione di un video del maestro spirituale Eckhart Tolle.