Cos'è il metodo scientifico della mente?

Il primo elemento del metodo scientifico è l’osservazione: prima di formulare domande e ipotesi bisogna definire e formulare il problema nella mente il più dettagliatamente possibile, per poi completarlo con l’esperienza passata e le osservazioni attuali.

Successivamente bisogna formulare le ipotesi usando l’immaginazione e vagliando ogni possibilità senza fermarsi alla più ovvia. Tutte le ipotesi derivano da una base iniziale di conoscenza e osservazione.
La conoscenza di base iniziale va sempre aggiornata. Mano a mano che il nostro ambiente cambia, dobbiamo rivedere e riverificare le nostre ipotesi.

Come terzo punto bisogna verificare le ipotesi indagandone una per una ed eliminandone una dopo l’altra finché non ne resterà una sola: la più probabile.

Tramite l’osservazione e utilizzando le nostre conoscenze di base è possibile trarre un significato che altrimenti sarebbe senza senso.
Bisogna creare nuove abitudini di pensiero in modo da poter applicare tutti questi passaggi in modo automatico; il cervello è in grado di applicare nuove abitudini di pensiero e modificare le connessioni neurali, anche in età avanzata.

In definitiva, bisogna:

  1. Comprendere e inquadrare il problema.
  2. Osservare.
  3. Ipotizzare e/o immaginare.
  4. Verificare e dedurre.
  5. Ripetere.

Le insidie della mente non addestrata

Le nostre menti operano sulla base di un doppio sistema: il primo sistema è rapido, intuitivo e reattivo e non richiede sforzi e pensieri consci in quanto funziona in automatico; è una sorta di pilota automatico.
Il secondo sistema è più lento, più logico e più dispendioso in termini cognitivi. A causa del costo mentale di questo sistema, la maggior parte della nostra attività mentale si rivolge al primo sistema (quello automatico).
Anche quando osserviamo usiamo il primo sistema e soltanto quando qualcosa colpisce la nostra attenzione mettiamo in moto il secondo sistema (logico e attivo).

Quando pensiamo in modo automatico (passivo), le nostre menti sono predisposte ad accettare qualsiasi cosa venga loro proposta. Per prima cosa crediamo, e solo in seguito ci poniamo domande.
Crediamo a tutto ciò che sentiamo, almeno inizialmente, anche quando ci viene detto che un’affermazione è falsa prima che l’ascoltiamo: questo fenomeno è conosciuto come errore di attribuzione.

Il trucco di Holmes è quello di partire da una base di scetticismo e trattare tutto come se non fosse vero anziché partire dall’opposto, pensare ad ogni cosa come se fosse assurda e non presumere che le cose siano come sono.
Per attuare questo cambiamento di pensiero è necessario moltissimo tempo e, soprattutto, tantissima pratica e motivazione, in quanto il cervello, come detto in precedenza, richiede molte più risorse per funzionare in questo modo.

In conclusione: tendiamo a confermare e a credere troppo facilmente a qualsiasi cosa vediamo/sentiamo. Dobbiamo partire da una base di scetticismo per analizzare ogni input.

L’articolo è un’elaborazione del primo capitolo del libro Mastermind – Pensare come Sherlock Holmes.