Introduzione

Piccoli avvenimenti come dimenticarsi qualcosa (un oggetto, una parola o un appuntamento), dire una parola al posto di un’altra, possono collegarsi a qualcosa di più grande.

Cause fisiologiche e psicofisiologiche

Questi lapsus (verbali, uditivi, di lettura o di memoria) possono derivare a livello fisiologico e psicofisiologico da:

  1. Indisposizione o affaticamento
  2. Eccitazione
  3. Distrazioni (quando si è assorbiti da altre cose)
  4. Disturbi circolatori momentanei

Un’altra causa comune è l’automaticità di tali azioni, che richiedono scarsa, se non nulla, attenzione.

I fattori scritti sopra sono soltanto un fattore incentivante del lapsus, e non la causa scatenante. La causa, invece, è da ricercare nell’ambito psicologico.

Il risultato finale, comunque, è una mancata attenzione verso il soggetto o l’azione che si sta compiendo, producendo un lapsus.

Cause psicologiche

Gli atti mancati si possono dividere in tre gruppi:

  • Lapsus verbale (comprensivo di lapsus di scrittura, lettura e ascolto)
  • Dimenticanza (nomi, parole, propositi, impressioni)
  • Sbadataggine (smarrire, perdere)

Lapsus verbale

Cause non psicologiche possono essere: suggestione, relazioni tra i suoni, somiglianza tra le parole e influenza delle associazioni verbali.

Dal punto di vista psicologico l’atto mancato può avere un senso quando, ad esempio, si sostituisce per sbaglio una parola con un’altra, che però rispecchia di più quello che pensiamo e sentiamo, entrando in contrasto con la parola che avremmo dovuto dire. Ad esempio se odiamo una persona e ci chiedono di rivolgerle un augurio, potremmo inavvertitamente utilizzare parole che risultano odiose, non riuscendo a celare la nostra vera intenzione.

Un lapsus di lettura può anche avvenire per un bisogno avvertito: leggere una parola al posto di un’altra.

Dimenticanze

Nei casi di lapsus verbali possono esserci cause fisiologiche; lo stesso non si può dire di dimenticanze e perdite, che celano, nella maggior parte dei casi, un’intenzione inconscia.

Dimenticare un oggetto, o romperlo può derivare dall’intenzione inconscia di disfarsi di quel determinato oggetto perché regalatoci da qualcuno che non sopportiamo o perché vogliamo sostituirlo.
Dimenticare un nome o una parola, può sottolineare una mancanza di interesse o un sentimento di astio verso il soggetto.
Un nome può essere anche dimenticato perché associato ad altre persone di una cerchia intima (nome del padre, ad esempio) e quindi si è restii ad associarlo a persone estranee o appena conosciute.

Sbadataggine

Si perde qualcosa quando è diventata difettosa, quando si ha l’intenzione di sostituirla con una migliore, quando ha cessato di esserci cara, quando proviene da una persona con la quale i rapporti si sono guastati, o quando è stata acquistata in circostanze alle quali non si vuole più pensare.
Allo stesso scopo può servire anche il lasciar cadere, il danneggiare, il rompere un oggetto.
Una perdita potrebbe anche accadere per il timore di perdere qualcos’altro, dando al “destino” una sorta di contributo.
Anche un atteggiamento di sfida e di auto punizione sono motivi validi.

Insomma, sono tanti, remoti e complessi i motivi che celano uno smarrimento.

È stata notata, inoltre, una relazione tra bambini poco curati dai genitori e la loro fragilità.

Cervello

Gli atti mancati hanno come origine anche l’avversione della memoria a ricordare qualcosa che sia legato a sensazioni di dispiacere, il cui ricordo rinnoverebbe questa spiacevole emozione: il cervello, a livello conscio, tende a dimenticare cose spiacevoli.

Conclusioni

L’atto mancato, in definitiva, è il risultato dell’interferenza di due diverse intenzioni: la prima inconscia e la seconda conscia. Essendo la reale intenzione inconscia (o anche a volte conscia ma si vuole nascondere), le persone soggette ad un atto mancato potrebbero non rendersene conto anche quando si viene fatto notare, tendendo addirittura a negare l’accaduto.

Bisogna comunque interpretare ogni atto mancato con prudenza, in quanto non esiste un’unica interpretazione. Ad esempio, se un amico si dimentica di un appuntamento prefissato non è detto che sia restio a ricordarselo solo perché non prova simpatia verso di noi. Potrebbe anche essere il luogo dell’appuntamento a destare contro-volontà.

Tutte queste tesi e teorie non sono ovviamente confermate. L’obbiettivo è quello di osservare questi atti molto comuni e cercare di interpretarli, con il fine di scoprire qualcosa in noi o negli altri che non viene mostrato a livello conscio ma solo a livello subconscio (che è molto più vasto del conscio).

Fonte: Introduzione alla psicoanalisi – Sigmund Freud